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Vincono Microsoft e la privacy: i dati degli utenti europei sono al sicuro

 

E’ stata una lunga maratona giudiziaria quella che ha visto contrapposta Microsoft al Governo USA, una battaglia iniziata nel dicembre del 2013 e conclusasi solo lo scorso 14 luglio.

Ma, a leggere la Sentenza con la quale i Giudici della Corte d’Appello hanno messo la parola fine alla querelle, ne è valsa la pena.

La vicenda all’origine della questione è semplice e routinaria almeno quanto il principio stabilito dalla Corte d’Appello è importante e prezioso.

Nel corso di un’investigazione nei confronti di un presunto trafficante di droga, il dipartimento della giustizia della Casa Bianca ha chiesto ed ottenuto che i Giudici ordinassero a Microsoft di fornire una serie di informazioni relative ad un utente dei suoi servizi di posta elettronica, compreso il contenuto delle sue mail.

Microsoft ha, quindi, fornito agli inquirenti tutte le informazioni in suo possesso sul conto del proprio utente fatta eccezione per il contenuto delle mail di quest’ultimo.

La ragione del rifiuto era rappresentata dalla circostanza che tale contenuto era ospitato sui server irlandesi di Microsoft e, dunque, al di fuori dei confini americani.

Tanto è bastato ad accendere la miccia di una battaglia giudiziaria della quale si parlerà probabilmente molto a lungo e nel corso della quale, dalla parte di Microsoft, sono scese in campo decine di associazioni e organizzazioni della società civile, impegnate nella difesa della privacy.

E non c’è dubbio, d’altra parte, che in gioco vi fosse un principio importante: il contenuto delle mail degli utenti europei – e non necessariamente solo europei – ospitati nel vecchio continente sono o non sono alla mercé dell’attività investigativa di inquirenti e forze dell’ordine americani?

E questi ultimi possono chiedere direttamente al fornitore di servizio, per il solo fatto che si tratti di una corporation statunitense, di fornire loro tutti i dati degli utenti anche se ospitati su server statunitensi?

La risposta dei giudici della Corte d’Appello, dopo oltre due anni di serrato confronto, è stato un secco rigetto della tesi del Governo di Barack Obama ed un convinto accoglimento della domanda di Microsoft: il fornitore dei servizi di posta elettronica che conservi i messaggi dei suoi utenti in Europa non può essere destinatario di un ordine di porre tali messaggi a disposizione dell’Autorità statunitense.

Microsoft e privacy 1 – Governo USA 0.

Punto e a capo.

La ruota torna a girare e, specie all’indomani dell’approvazione del Privacy Shield, si tornerà presto a discutere di quali siano e quali saranno, negli anni che verranno, le regole chiamate a governare la privacy tra Europa e Stati Uniti.