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Commissione Europea: necessario accelerare la trasformazione digitale dell’Amministrazione

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L’ultima Comunicazione della Commissione europea sul Piano d’azione dell’UE per l’eGovernment 2016-2020 è datata 19 aprile 2016 ma, almeno in Italia, è, sin qui, rimasta nascosta in un cono d’ombra mediatico-istituzionale e, in pochi, sembrerebbero averne preso nota.

Eppure nella Comunicazione, efficacemente intitolata “Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione”, la Commissione mette in fila, riga dopo riga, quelle che dovrebbero essere le priorità degli Stati membri e dell’Unione europea nel suo complesso per promuovere ed accelerare lo sviluppo dei servizi di c.d. EGov a favore di cittadini ed imprese del Vecchio continente.

“I servizi pubblici digitali riducono gli oneri amministrativi per imprese e cittadini, velocizzando la loro interazione con la pubblica amministrazione e rendendola efficiente, più agevole e trasparente e meno costosa. Inoltre, l’utilizzo delle tecnologie digitali come parte integrante delle strategie di modernizzazione della pubblica amministrazione può comportare ulteriori vantaggi economici e sociali per la società nel suo complesso”.

Sono questi i presupposti dai quali muove la Commissione europea.

Ed è ambizioso – ma non irraggiungibile – l’obiettivo indicato dalla Commissione: “Entro il 2020 le amministrazioni e le istituzioni pubbliche nell’Unione europea dovrebbero essere aperte, efficienti e inclusive e fornire servizi pubblici digitali end-to-end senza frontiere, personalizzati e intuitivi a tutti i cittadini e a tutte le imprese nell’UE. Il ricorso ad approcci innovativi permette di progettare e fornire servizi migliori, in linea con le esigenze e le richieste di cittadini e imprese. Le pubbliche amministrazioni sfruttano le opportunità offerte dal nuovo ambiente digitale per interagire più facilmente tra di loro e con le parti interessate.”.

I principi attorno ai quali la Commissione annuncia di aver intenzione di costruire la strategia per l’egov 2016-2020 sono sei:

“(1) digital by default: le pubbliche amministrazioni dovrebbero fornire servizi digitali (comprese informazioni leggibili dalle macchine) come opzione preferita (pur mantenendo aperti altri canali per chi non dispone di una connessione a internet per scelta o per necessità). Inoltre i servizi pubblici dovrebbero essere forniti tramite un unico punto di contatto o uno sportello unico e attraverso diversi canali [ndr impossibile non pensare a Italia Login, l’interfaccia unica di accesso ai servizi dell’amministrazione digitale concepita da Paolo Barberis, Consigliere per l’Innovazione del Presidente del Consiglio];

(2) principio “una tantum”: le pubbliche amministrazioni dovrebbero evitare di chiedere ai cittadini e alle imprese informazioni già fornite;

(3) inclusività e accessibilità: le pubbliche amministrazioni dovrebbero progettare servizi pubblici digitali che siano per definizione inclusivi e che vengano incontro alle diverse esigenze delle persone, ad esempio degli anziani e delle persone con disabilità;

(4) apertura e trasparenza: le pubbliche amministrazioni dovrebbero scambiarsi le informazioni e i dati e permettere a cittadini e imprese di accedere ai propri dati, di controllarli e di correggerli; permettere agli utenti di sorvegliare i processi

amministrativi che li vedono coinvolti;

(5) transfrontaliero per definizione: le pubbliche amministrazioni dovrebbero rendere disponibili a livello transfrontaliero i servizi pubblici digitali rilevanti e impedire un’ulteriore frammentazione, facilitando in tal modo la mobilità all’interno del mercato unico.

(6) interoperabile per definizione: i servizi pubblici dovrebbero essere progettati in modo da funzionare senza problemi e senza soluzione di continuità in tutto il mercato unico e al di là dei confini organizzativi, grazie alla libera circolazione dei dati e dei servizi digitali nell’Unione europea;

(7) fiducia e sicurezza: tutte le iniziative dovrebbero andare oltre la semplice conformità con il quadro normativo in materia di protezione dei dati personali, tutela della vita privata e sicurezza informatica, integrando questi elementi sin dalla fase di progettazione. Si tratta di presupposti importanti per rafforzare la fiducia nei servizi digitali e favorirne la diffusione.”.

Digital by default, interoperabilità, autocertificazione e decertificazione, punti unici di accesso ai servizi pubblici online e accessibilità sono concetti che, in linea di principio, appartengono alla politica di digitalizzazione dell’amministrazione italiana da decenni ma che nella pratica continuano a restare largamente disattesi ed inattuati.

E’ arrivato il momento – come suggerisce la Commissione europea – di accelerare sulla trasformazione digitale del Paese e, proprio l’altro giorno, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ricordato, in termini inequivoci, che dal 17 agosto, a pensarci arriverà Diego Piacentini, al quale ha intenzione di affidare “poteri di vita e di morte” sul digitale in Italia, seguendo ogni sua indicazione.