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La SIAE risponde all’Antitrust. Ma son solo parole

 

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La notizia è ormai nota: l’Autorità antitrust italiana, lo scorso primo giugno ha indirizzato ai Presidenti di Camera e Senato ed al Presidente del Consiglio dei Ministri una segnalazione con la quale, per la prima volta, mette nero su bianco che l’esclusiva sull’intermediazione dei diritti d’autore che la legge riconosce alla SIAE è “inattuale”, incompatibile con la nuova disciplina europea della materia e, soprattutto, suscettibile di frenare lo sviluppo del mercato.

L’Authority presieduta da Giovanni Pitruzzella, esattamente, scrive: “Il valore e la ratio stessa dell’impianto normativo europeo risultano gravemente compromessi dalla presenza, all’interno dell’ordinamento nazionale, di una disposizione ormai isolata nel panorama degli ordinamenti degli Stati membri, che attribuisce ad un solo soggetto (SIAE) la riserva dell’attività di intermediazione dei diritti d’autore.”

La segnalazione dell’Antitrust dovrebbe valere a chiudere – e, probabilmente, in un Paese normale varrebbe a chiudere – un dibattito che si trascina ormai da mesi e nell’ambito del quale la Società italiana autori ed editori ed il Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini sono rimasti i soli a difendere il monopolio della prima che, a sentire il secondo, in tutta l’Unione europea ci verrebbe invidiato.

Ovviamente i punti di vista di ciascuno vanno rispettati.

E’, però, fuor di dubbio che il parere dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato in una vicenda nella quale si discute esattamente di concorrenza e di mercato dovrebbe valere un po’ di più di quello di chiunque altro e, forse, dovrebbe indurre persino il Governo a ringraziare per il suggerimento ed adeguarsi.

Ed è per questo che lascia davvero senza parole leggere la prima risposta “a caldo” della SIAE alla notizia della Segnalazione dell’Antitrust: “Siae [rispetta la posizione dell’Antitrust ma]…si permette di far notare   come il Parlamento Ue, la Commissione e la Corte di Giustizia europea abbiano chiarito come la Direttiva sia compatibile con l’esclusiva e abbiano sottolineato che una esclusiva non è di ostacolo alla crescita del mercato del diritto d’autore e anzi ne presidia lo sviluppo”.

A leggerla viene in mente la canzone di Noemi: “Sono solo parole”.

E viene da aggiungere che si tratta di parole che non trovano alcun riscontro nei fatti.

Mai, infatti, sin qui né la Commissione europea, né il Parlamento, né la Corte di Giustizia hanno affermato nulla di simile a proposito della Direttiva Barnier, né, d’altra parte, mai, sin qui, si sono trovati nella necessità di pronunciarsi sul tema.

Solo la Corte di Giustizia dell’Unione europea, in un precedente datato 2014, in effetti, ha affermato che non sempre un’esclusiva accordata ad una società di intermediazione di diritti d’autore può considerarsi incompatibile con l’Ordinamento europeo ma che tocca al Giudice nazionale decidere caso per caso.

E però, SIAE, a colpi di parole, fa dire ai Giudici di Lussemburgo quello che non è mai stato detto.

Non è vero, innanzitutto, che la Corte in quell’unica isolata occasione si sia pronunciata sulla Direttiva dalla quale, oggi, muove l’Autorità Antitrust di casa nostra per dire che il mercato andrebbe liberalizzato: la Direttiva in questione, infatti, non era ancora in vigore ai tempi della vicenda sulla quale la Corte si è pronunciata e non viene mai neppure evocata in una nota della Sentenza.

E mai, comunque, in quella decisione i Giudici si sono spinti a dire ciò che appare quasi un ossimoro ovvero che un monopolio “presidia lo sviluppo del mercato”, come pretenderebbe di far loro dire SIAE.

Dispiace constatare che un’Istituzione come la SIAE, con alle spalle oltre 130 anni di storia, avverta l’esigenza di piegare proprio la storia a proprio uso e consumo, facendo scrivere ai Giudici Sentenze che non hanno mai scritto ed attribuendo a Parlamenti e Governi parole mai pronunciate.

Guai a ritenere che una segnalazione dell’Antitrust non possa essere discussa, criticata e, persino, contestata specie da parte del titolare di quell’esclusiva che l’Authority ritiene ormai anacronistica ma sarebbe auspicabile farlo, usando parole che raccontino fatti e non che raccontino solo altre parole.

Altrimenti sono solo parole.

Nota di trasparenza: scrivo della liberalizzazione del mercato dell’intermediazione dei diritti sin da tempi non sospetti e, d’altra parte, quelli nel post son fatti e non opinioni ma mi sembra corretto che i lettori sappiano che assisto Soundreef, una concorrente di SIAE.