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Facebook: illegittima (in Francia) la clausola che attribuisce la competenza al Giudice americano

Rischia di costare caro a Facebook l’errore nel quale è incorso sospendendo l’account dell’utente francese che aveva pubblicato un’immagine dell’origine del mondo, il celeberrimo dipinto di Coubert raffigurante un nudo di donna.

Con una decisione dei giorni scorsi, infatti, il Tribunale di Parigi, nell’ambito del giudizio con il quale l’utente in questione aveva contestato la legittimità della decisione del popolare social network, ha dichiarato nulla la clausola con la quale si individua il giudice competente a conoscere di ogni controversia connessa al rapporto tra Facebook ed i propri utenti in quello della Conte di Santa Clara, in California.

Secondo i giudici francesi, infatti, imporre agli utenti di far valere ogni eventuale contestazione davanti ad un giudice americano significa ribaltare su questi ultimi costi ed oneri sproporzionati e, come tali, idonei a disincentivarli dall’azionare i propri diritti contro il gestore del popolare socialnetwork.

Ed è muovendo da questa constatazione che il Tribunale di Parigi ha rigettato tutte le eccezioni proposte dai legali di Facebook nel tentativo di veder affermata la giurisdizione del Giudice americano e concluso che il giudizio in questione – ma in realtà il principio trascende il singolo procedimento – può regolarmente celebrarsi davanti ai Giudici francesi dovendo trovare applicazione la disciplina a tutela dei consumatori che esclude l’eventualità che questi ultimi si ritrovino costretti a ricorrere ad un giudice diverso da quello del loro Paese.

E’ una decisione che apre uno scenario difficilmente gestibile per la piattaforma bianco-blu giacché Facebook – al pari di ogni altro fornitore di servizi online globale – rischia ora di ritrovarsi trascinato in giudizio dinanzi a ciascuno dei Giudici nazionali dei centinaia di Paesi nei quali risiedono i miliardi di utenti che utilizzano i suoi servizi.

E tutto per aver “confuso” la pubblicazione di un’immagine di un celebre dipinto con quella di un’immagine di nudo esplicito e pornografico.

Ma, come ho già scritto, nel merito sarebbe sbagliato puntare l’indice contro i grandi gestori delle piattaforme dimenticandosi della deriva politica e giurisprudenziale in materia di responsabilità degli intermediari della comunicazione che li ha spinti all’adozione di policy, inesorabilmente fallibili, come quella all’origine della vicenda francese.

Qui la decisione in versione integrale