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Booking.com rinuncia [in parte] al miglior prezzo garantito

 L’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato ha pubblicato lo scorso 15 dicembre gli impegni che Booking.com – la popolare piattaforma di prenotazioni alberghiere online – si è dichiarata disponibile ad assumere, pur senza riconoscere, evidentemente, alcuna propria responsabilità, per far cadere le contestazioni di violare le regole della concorrenza mossele dalla nostra Authority e da alcune sue omologhe di altri Paesi.

All’origine di tali contestazioni, in particolare, la clausola c.d. Most Favored Nation – in acronimo MFN – attualmente contenuta nelle condizioni generali che legano Booking ai gestori degli Hotel e che impegnano questi ultimi ad offrire ai clienti che prenotano attraverso la piattaforma un prezzo eguale o migliore rispetto a quello praticato su ogni altro canale di vendita diretto o indiretto.

L’effetto restrittivo della concorrenza di tale clausola, secondo le contestazioni mosse dall’Authority, sarebbe amplificato dalla clausola presente nelle condizioni generali che disciplinano il rapporto tra Booking ed i clienti finali in forza della quale i gestori degli hotel sarebbero tenuti al rimborso qualora un cliente trovi, al di fuori di Booking, un’offerta migliore di quella riservatagli in sede di prenotazione online.

Booking – a leggere la dichiarazione pubblicata sul sito dell’Autorità Garante – sarebbe disponibile ad impegnarsi a lasciare liberi gli hotel di praticare offerte migliori a quelle riservate agli utenti della propria piattaforma sia su altre piattaforme di prenotazioni online sia nelle vendite dirette – sia online che offline – ma limitatamente a cluster di clienti “premium” ovvero appartenenti a propri “club fedeltà” o a clienti “corporate” qualora la miglior offerta sia negoziata nell’ambito di un apposito contratto bilaterale.

Ma, per quanto riguarda le vendite dirette, la portata degli impegni che Booking si è appena dichiarata disponibile ad assumere è fortemente limitata dalla circostanza che gli albergatori dovrebbero, comunque, impegnarsi a non pubblicizzare le offerte o gli sconti attraverso “siti di meta-ricerca o siti di comparazione prezzi”.

Nella sostanza, quindi, gli hotel potrebbero comunicare alla propria clientela più affezionata eventuali migliori offerte rispetto a quelle presenti su Booking “solo” attraverso il proprio sito internet o attraverso forme di comunicazione diretta.

Ma, a ben vedere, l’innegabile passo avanti compiuto da Booking.com nella direzione auspicata dall’Authority è reso un po’ meno lungo da una serie di altri limiti.

Innanzitutto, infatti, benché la piattaforma si impegni a rinunciare ad offrire agli hotel incentivi e sconti di commissione che abbiano per effetto diretto quello di indurli a continuare a riservare ai suoi utenti le migliori condizioni disponibili sul mercato, si riserva comunque il diritto di riservare commissioni più basse o incentivi in una lunga serie di ipotesi che potrebbero non escludere l’ottenimento del medesimo risultato in via indiretta.

Meglio ma non bene, sotto tale profilo.

E tale sospetto è accresciuto da un riferimento “sibillino” – contenuto sempre nella dichiarazione di impegni – secondo il quale Booking resterebbe comunque libera di “richiedere agli hotel di considerare la possibilità di ridurre le tariffe applicate sulla piattaforma…(purché non minacci di applicare penali nel caso in cui non provvedano)”.

Booking, inoltre, non rinuncerà a riconoscere ai propri utenti la clausola c.d. Best Price Guarantee – in acronimo BGP – ed a “identificare, sul proprio sito, gli Hotel in relazione ai quali viene offerta la garanzia del miglior prezzo, ad esempio attraverso l’utilizzo di un’apposita icona BGP”.

Sotto tale profilo l’unica vera rinuncia di Booking sarà quella a pretendere che i gestori degli hotel rimborsino i clienti che, eventualmente, trovino fuori dalla piattaforma un prezzo migliore rispetto a quello al quale hanno prenotato.

Il “dialogo” sulla delicatissima questione – specie in un Paese come il nostro nel quale il turismo ha o, almeno, dovrebbe avere un ruolo di grande centralità  – della libertà di concorrenza nel mercato delle prenotazioni alberghiere è, dunque, aperto.

E’ difficile dire se gli impegni che Booking si è dichiarata disponibile ad assumere valgano o meno a risolvere i tanti problemi denunciati dall’industria turistica ma, certamente, rappresentano un passo avanti.

I terzi interessati, ora, avranno termine fino al 31 gennaio per far sentire la propria voce e rappresentare adesioni o perplessità agli impegni che la piattaforma si propone di assumere e, quindi, l’Authority, entro il 1° aprile, dovrà decidere se accettare o meno tali impegni.

Peccato solo che, probabilmente, a quel punto la più parte delle prenotazioni per l’EXPO che inizia proprio il primo maggio, saranno già state fatte.